don CARLO Gnocchi e i Fratelli delle Scuole Cristiane

 

CARO LETTORE, Ti offro queste pagine come invito a leggere  un libro prezioso: ”Riscatto del dolore innocente” (1967) scritto da fr. Beniamino Bonetto, Fratello eccezionale, grande amico e collaboratore di Don Gnocchi.

 

Conoscerai il vitale rapporto tra don Carlo e i Fratelli delle Scuole Cristiane.

 

Sarà lui stesso a illustrarlo attraverso il suo meraviglioso epistolario.

 

Don Carlo Gnocchi è accolto al Gonzaga nel 1936, dopo aver profuso giovanile entusiasmo apostolico tra i “folletti dell’oratorio” della Parrocchia di Cernusco sul Naviglio e come coadiutore nella Parrocchia di S. Pietro in Sala a Milano. Il Cardinale, i Fratelli, genitori ed alunni conoscono la sua sensibilità e competenza educativa. Ama stare con i ragazzi in allegria, facendosi piccolo con i piccoli ma amorevolmente severo nella disciplina. Risplende il suo volto luminoso di “sacerdote lasalliano”. Nutre profonda stima per San Giovanni Battista de La Salle, esternata di frequente come in occasione del transito delle reliquie del Fondatore a Milano:

 

        

“Non temiamo smentita affermando che, dopo di lui, nessuna rivoluzione pedagogica fu né più profonda, né più vasta, né più completa della sua… Nessuno più di lui seppe esaltare la missione di educatore che è per lui “un angelo”. Non volle che i suoi figli fossero preti, quasi ad affermare che l’educazione è ben un altissimo e divino sacerdozio” (1) 

 

“Quanto di meglio vi è nell’educazione moderna, civile e cristiana, lo dobbiamo al La Salle!” (2)  

 

“Per noi, figli del La Salle – che è quanto dire del più grande apostolo dell’insegnamento catechistico organizzato - è bello e doveroso ricordare que- sta pagina di storia” (3)

 

 

Don Gnocchi imiterà il La Salle soprattutto nell’amare la gioventù  abbandonata e sofferente, il dolore innocente di tanti ragazzi vittime di una società crudele.

 

 

Da buon lasalliano, don Carlo esprime affetto sincero ai Fratelli:

 

        

“Bisogna vivere insieme a loro per apprezzare il valore e per capire la grandezza e l’attualità della loro vocazione. Per conto mio ho imparato molto dal loro spirito organizzativo e dal loro metodo” (4)

 

 

Il direttore spirituale al Gonzaga respira a pieni polmoni: è questa la sua aria.Gli canta in cuore la gioia dell’apostolato educativo tra ragazzi e giovani, tanto da non sentire la stanchezza di giornate molto faticose. Il Gonzaga diventa subito la sua famiglia. Non c’è momento o settore dell’attività dell’Istituto ove egli non sia presente con impeto geniale e generoso.

 

Seguendo La Salle, cura “l’educazione del cuore” facendo leva sulle risorse dello Spirito e su attività creative come la musica, il cinema, lo sport - in particolare lo sci e l’alpinismo - complice fr. Bertrando Garavelli. Tutti lo apprezzano: in cattedra durante le ore di religione, nella direzione spirituale - con riflessioni, prediche, conferenze, colloqui personali - e durante i raduni estivi e invernali. Vive sempre tra i giovani e continua a seguirli anche oltre la scuola.

 

Riesce a interessare, entusiasmare, coinvolgere gruppi di tutte le età, dai bimbi delle elementari ai maturandi e ai maturi. Lo fa per dono di natura - sensibile, aperto, ottimista, incisivo – e per l’esperienza nell’arte didattica appresa dai Fratelli, che ama osservare nel loro insegnamento percorrendo i corridoi, sostando o entrando nelle classi.

 

Attinge all’esempio di fr. Costantino, mago della 1° elementare. Ha come modelli fr. Candido Chiorra, don Pianzola, don Primo Mazzolari. Legge con avidità le “lezioni pratiche” della rivista Sussidi, studia, annota e cita nella predicazione, aiutato da una memoria prodigiosa.

 

Don Carlo è  “ministro della Parola” penetrante, semplice, chiaro. Espone il Vangelo con la vivacità di un giornalista…simpatico e deciso nelle proposte. Quanto parla! Parla durante le funzioni domenicali per impostare il programma formativo della settimana. Parla nelle “tre giorni” di esercizi spirituali a inizio e fine anno scolastico. Parla ai gruppi di studio e alla valorosa Azione Cattolica “Aldo Marcozzi”. Parla durante le “campagne settimanali” su argomenti di particolare interesse.

 

Degna di nota la “Settimana della Carità” aperta a tutta la famiglia del Gonzaga in una crociata d’amore verso i poveri e gli ammalati, coronata dal costituirsi del gruppo “Le Dame della Carità”, rivolto alle mamme degli alunni in collaborazione con i giovani e le signore della Conferenza di S. Vincenzo.

 

Offerte in natura, vestiti, denaro per i bisognosi…l’arrivo dei pacchi-dono è a getto continuo. Non meno riuscite e famose: la “Settimana pedagogico-religiosa delle mamme”, la “Settimana di orientamento degli Ex-Alunni” e soprattutto - con l’Italia entrata in guerra - la “Settimana pro Soldati” fiorita nel ”Comitato di professori e genitori” per l’assistenza spirituale e materiale ai combattenti.

 

28 febbraio 1941: il Direttore Preside del Gonzaga fr. Gioachino Gallo annuncia la partenza di don Gnocchi, volontario al fronte come Cappellano Militare del V° Battaglione Alpini in Albania.

 

         “Siamo spiacenti che abbia a lasciarci ma non possiamo che altamente ap- prezzare il suo gesto generoso!...Poter essere vicino a chi affronta ogni giorno         gravi pericoli e si espone a perdere la vita, è certo cosa assai più apprezzabi-       le, più bella e più meritoria che non rimanere qui tra noi. Di cuore gli augu- riamo le più belle soddisfazioni, come di cuore lo ringraziamo del bene che ci     ha voluto e che ci ha fatto”(5)

 

In Albania  don Carlo è sempre presente al Gonzaga con i sentimenti migliori, la fervente preghiera ed una gamma impressionante di scritti che rivelano l’”uomo di Dio” tutto ardore apostolico per la gioventù e l’animo del poeta innamorato della bellezza. La sua corrispondenza è destinata a tutti i Gonzaghini e viene divulgata dal Bollettino dell’Istituto “Nella scuola e nella vita”.

 

Don Gnocchi è partito per stare con i suoi giovani al fronte. I soldati ci vanno per dovere, il sacerdote ci va per amore delle anime. Sull’altarino da campo snodabile, offerto dalle Dame della Carità, egli celebra per la grande famiglia del Gonzaga, che va a gara nel servizio ai soldati con  pacchi-dono per i suoi Alpini. Famiglia e focolare di don Carlo è “il suo Gonzaga”, come testimonia il copioso epistolario al Direttore, ai Fratelli, agli alunni e alle loro famiglie.

 

         “Non mi ero francamente mai accorto che mi fossero tutti entrati così in pro-        fondità, nella vita e nel cuore. Li ho presenti tutti in preghiera ogni ora!” (6)

 

         “Vedesse come sono buoni e pazienti questi figliuoli!...Ci vorrebbero qui molti       dei nostri ragazzi del Gonzaga e sono certo che farebbe loro bene la cura.   L’alpino canta, così gli passa…Ma il più bello non è qui. Non c’è quasi tenda        dove non si reciti il santo Rosario ogni sera!” (7)

 

         “Ho saputo dalle mamme delle preghiere fatte per me. Sapesse come le sen-       to! Direi quasi fisicamente…E’ questo il debito maggiore che io ho e avrò ver- so il Gonzaga in questa campa gna di guerra” (8)

 

         “Il mio battaglione ha avuto perdite insignificanti in confronto ad altri reparti.       L’ho detto ai miei Alpini. Questo lo dovete alle preghiere dei miei ragazzi e       delle loro famiglie. Ho fango da tutte le parti, sono unto, strappato, barboso e          pidocchioso. Se lo immaginano i cari ragazzi del Gonzaga e le loro gentilissi-       me mamme un don Carlo di questo genere?...Non so se ha ricevuto gli elenchi   nominali del mio battaglione per dare ad ogni allievo un Alpino. Molti ragazzi  me lo chiedono”(9)

 

         “Arrivano le lettere dei ragazzi agli Alpini. Fioccano una più bella dell’altra, ma soprattutto molto spontanee… non può pensare quanto ne avvantaggi la mia posizione presso di loro e quindi le mie possibilità di bene. Grazie!”(10)

 

         “Se io dovessi fare un conto dei pensieri di una giornata, come di tutte le    giornate, dovrei dire che il 70% sono riguardanti voi e il Gonzaga. Nonostante     tutto, voi siete rimasti ostinatamente la mia cara e numerosa famiglia.” (11)

 

         “Due cose legano e legheranno indissolubilmente il mio affetto riconoscente al       Gonzaga: quello che è stato fatto per la morte della mia mamma e quello che si fa durante questa mia assenza. Due attestazioni di affetto indimenticabili e obbliganti per sempre! (12)

 

         “Dirò, e lei lo sa, che i ragazzi del Gonzaga, le famiglie, le mie conoscenze mi hanno fatto una compagnia grande, assidua e appassionata…in media sono 25 o 30 lettere al giorno. Oggi, per esempio, 39.” (13)

 

         “La mia dolce mamma benedica i vostri figliuoli dal Cielo…Assicurateli che li ricordo ogni ora, insieme ai miei buoni e rudi “scarponi”, come una famiglia sola e cara” (14)

 

         “Quelli che muoiono devono avere nel cuore di un sacerdote l’assoluta preferenza su qualunque categoria di anime o forma di apostolato. Per questo venni via dal Gonzaga e per questo solo potrei rimanere assente. Ma se la mia vita dovesse essere quella ordinaria…non starei in dubbio un momento    solo nella scelta e tornerei a casa, sapendo e misurando ora più che mai la  portata del lavoro al Gonzaga” (15)

 

5 ottobre 1941: solenne inaugurazione dell’anno scolastico al Gonzaga. Nel discorso ufficiale, il Direttore Preside fr. Gioachino Gallo documenta la generosa assistenza fornita ai soldati  (innumerevoli articoli di comfort, 530 kg. di lana, 5000 indumenti confezionati ).

 

Nell’inviare un pensiero particolare a don Carlo, ne annuncia prossimo il congedo e il ritorno al Gonzaga per l’intero anno scolastico. Rientrato il 26 ottobre in Istituto per riprendere il suo posto di direttore spirituale, don Gnocchi riconosce che le organizzazioni caritative e  gli altri settori apostolici sono efficientissimi.

 

Ha sempre nel cuore il desiderio di confortare col soccorso affettivo e materiale i suoi Alpini, ai quali fa pervenire le offerte e i doni del Gonzaga  tramite i Cappellani militari, che lasciano testimonianze di commossa riconoscenza. Le normali celebrazioni ricorrenti nell’anno liturgico sono degnamente onorate, nonostante il disturbo degli allarmi. Grande successo hanno la “Pasqua degli Ex-Allievi” del 1942, la “Pasqua dei papà e delle mamme” e la conclusione religiosa dell’anno scolastico nella Parrocchia di San Gregorio, stipata di alunni e parenti.

 

La campagna di Russia  riaccende in don Gnocchi il desiderio di ritornare, come Cappellano della Divisione Tridentina, tra i suoi Alpini là “dove si muore”. Parte rincuorato dai doni e dalla corrispondenza di Fratelli e alunni. Viaggio interminabile tra mille difficoltà. Ordine davvero strano quello di dirottare le Divisioni Julia, Cuneense e Tridentina verso la pianura del Don, invece che verso il Caucaso. Pur nei continui e rapidi spostamenti, trapunti da disagi inimmaginabili, don Carlo trova il modo di scrivere  frequenti  e lunghissime lettere, come quella rivolta alle mamme degli alunni del Gonzaga.

 

         “Dio solo sa con quanta tenerezza il pensiero dei vostri figliuoli e del Gonzaga mi sia familiare alla mente e al cuore. E’ la mia oasi di dolcezza e serenità spirituale dinanzi allo spettacolo di tante sofferenze. Quando si ha la fortuna di avere affidato i propri figli alle cure materne e infaticabili dei Fratelli delle   Scuole Cristiane, si può essere ben certi che nulla mancherà alla loro  formazione spirituale e religiosa” (16)

 

Molte le lettere al Direttore fr. Gioachino.

 

         “So che il Gonzaga ha accettato di offrire Calendarietti agli Alpini. Il pensiero è molto caro e l’oggetto ricorderà a tutti il nome e il cuore del grande Istituto … Durante la S. Messa, la preghiera pro devotis amicis, il primo pensiero e voti ferventi sono per il Gonzaga” (17)

 

Gli alunni lo tempestano di corrispondenza. Non potendo rispondere a ciascuno e per raggiungere l’intera comunità, il 22 ottobre 1942 indirizza al Gonzaga  una lettera aperta, commentata nelle classi e pubblicata sul Bollettino. Don Gnocchi presenta i quattro grandi nemici: la steppa, il fango, il freddo, i russi… e chiede preghiere e aiuto materiale.

 

Il Gonzaga risponde immediatamente con la spedizione di dieci casse con ogni genere di conforto, ma a pochi  chilometri dalla meta svaniscono nel rogo di un incidente di guerra. Il Comitato del Gonzaga non si dà per vinto e riesce a far pervenire altri rifornimenti.

 

A Milano i bombardamenti diurni e notturni seminano il terrore. L’Istituto a novembre è obbligato a sfollare e raccoglie gli alunni in tre sedi fuori città: a Villa Amalia (Erba-Como), a Villa Borromeo (Costa Lambro) e a Palazzo Lido (Riva del Garda). Il “Comitato pro Soldati” sopporta notevoli sacrifici. Sul fronte russo, dopo un mese di resistenza e di attacchi, la Divisione Tridentina riceve l’ordine di ritirarsi.

 

Il 18 gennaio 1943 inizia per gli Alpini la massacrante, interminabile, tragica, eroica ritirata, scritta sulla neve col sangue. Don Carlo ne esce vivo per miracolo ed è decorato di Medaglia d’Argento al valore sul campo. Originale, tra le tante, la testimonianza del Cappellano degli  Alpini Mons. Carlo Chiavazza.

 

         “Gennaio 1943. Nell’isba di don Gnocchi c’è una brandina e dappertutto casse, cassette, pacchi, involti. Gli dico “Fai il rigattiere?” Mi risponde:”Sta zitto, sono tutti regali che mi mandano dal Gonzaga. E’ un istituto meraviglioso. Duemila ragazzi o giù di lì. Sono proprio quei ragazzi, educati dai Fratelli, che mi fanno avere tutto questo ben di Dio. Io faccio il generoso, ma con la roba degli altri…Ho avuto e ho la fortuna di essere all’Istituto Gonzaga. Continuo a sentirmi là, in via Vitruvio, specie quando mi ritiro qui in silenzio, la notte.”

 

In attesa il Gonzaga soffre, prega, spera…

 

5 aprile 1943. Don Gnocchi è finalmente al Gonzaga, tra le braccia dei “suoi figliuoli” e dei Fratelli. La S. Messa in cappella è lacrime di gioia, fatta preghiera di ringraziamento. Sul registro, accanto alla data e alla firma, don Carlo scrive: ”Prima Messa da redivivo”. Riprende con fervore l’impegno apostolico, mentre imperioso matura in lui il proposito di dedicare tutte le sue forze e l’intera vita alla carità verso le vittime della guerra: gli invalidi grandi e piccoli e gli orfani dei suoi Alpini. Tutto sempre con la solidarietà dei Fratelli e degli amici del Gonzaga. Assume la direzione dell’ “Istituto Grandi Invalidi di Guerra” di Arosio.

 

La caduta del Fascismo e l’armistizio dell’ 8 settembre 1943 vedono il sorgere della Resistenza, le deportazioni in Germania di mezzo milione di nostri soldati disarmati e la lotta fratricida. Don Carlo s’incontra variamente con i comandi partigiani clandestini. E’ spiato e diffidato dal Partito Fascista. Il 17 ottobre 1944 è arrestato con il Duca Marcello Visconti di Modrone, presso il quale per prudenza si era rifugiato.

 

Con lui è rinchiuso nel carcere di S. Vittore in attesa di giudizio…I Fratelli non lo abbandonano e riescono a fargli pervenire in cella il “quotidiano conforto”. Dimesso per intervento del Cardinale Ildefonso Schuster, trova la battuta scherzosa: “Non ho mai consumato tante torte e leccornie come in quei quindici giorni”.

 

E’ vigilato speciale e rischia di essere eliminato a tradimento. Il Duca gli impone il soggiorno in Svizzera, protetto dalla Croce Rossa Italiana. Don Gnocchi acconsente, a condizione di poter usufruire del libero “lasciapassare”. Con alcuni Fratelli e Sacerdoti riesce a salvare molti innocenti perseguitati, tra i quali alcuni allievi ed ex allievi del Gonzaga.

 

Col 25 aprile 1945 rientra definitivamente in Istituto e riprende la sua vita  apostolica con i duemila alunni, finalmente riuniti nell’unica sede di via Vitruvio. Ma ormai non appartiene più ad un solo istituto. Raccoglie nel 1945 i primi orfani di guerra nella Casa di Cassano Magnago (Varese). Sistema un altro gruppo di piccoli orfani nell’Istituto Grandi Invalidi di Guerra di Arosio.Una sera all’imbrunire una madre disperata gli pone tra le braccia il suo bimbo mutilato della gamba destra.

 

Don Carlo lo accoglie con tenerezza: è Paolo Balducci, il primo mutilatino ricoverato ad Arosio. Nasce nel giugno 1945 la “Associazione Amici di Arosio” promotrice di valide realizzazioni a favore dei motulesi, ma per don Carlo il Gonzaga resta il più vigoroso dei centri propulsori, la base dalla quale prendere le mosse per ogni nuova iniziativa. Nel marzo 1946  fr. Gioachino Gallo è nominato Visitatore Provinciale e nel maggio elevato alla carica di Assistente del Superiore Generale, ma continua ad appoggiare l’opera di don Gnocchi con accresciuta autorità e la bontà generosa di sempre. Col nuovo Direttore del Gonzaga fr. Anacleto Moro  la collaborazione non subisce interruzioni o allentamenti.

 

         “Le propongo il progetto di una “settimana del sacrificio”…Lo scopo educativo è di creare nei giovani la coscienza della solidarietà cristiana verso le vittime della guerra e lo scopo caritativo è di far sentire a questi infelici che il loro sacrificio non è dimenticato dal Paese…La mia opera ha bisogno anche di aiuti  materiali e sono certo che il Gonzaga potrà fare qualcosa…” (18)

 

La guerra è finita, ma per le sue vittime la guerra comincia! Don Carlo ha deciso: sarà tutto per gli orfani degli Alpini, per i Mutilatini e per l’infanzia motulesa. Comunica la sua decisione al Card. Schuster che approva, lo incoraggia a seguire questa vocazione di carità e provvede a sostituirlo al Gonzaga con Don Ernesto Castiglioni all’inaugurazione dell’anno scolastico 1946-47. Sostituzione non allontanamento, perché don Gnocchi continua ad essere di casa al Gonzaga e a contare sul fattivo appoggio dei Fratelli e delle famiglie.

 

Per affrontare il problema dei Mutilatini si rivolge agli Orioniti che, fruendo di donazioni, costruiscono la “Casa del Piccolo Mutilato”. Buon inizio. Ma don Carlo vuole in Milano un modernissimo “Istituto di avviamento al lavoro, di Arti e Mestieri”, ben attrezzato  per le cure, l’addestramento e l’inserimento dei motulesi nella vita di ogni giorno.

 

I Fratelli del Gonzaga, che già durante la guerra gestivano scuole di avviamento in locali di fortuna a Crescenzago, avevano acquistato una vasta area per costruire un ”Istituto del Lavoro” per la formazione di periti tecnici. Mancavano i fondi per iniziare i lavori. Don Gnocchi propone di unire le forze per raccogliere denaro e far posto anche al padiglione per i motulesi. Il Gonzaga è d’accordo. L’arch. Gio Ponti prepara il progetto. Fr.Gioviniano Negri cura i rapporti con i Superiori dei Fratelli, mentre don Carlo e il Comm. Franco Bodini trattano col Ministero per ottenere sovvenzioni per Crescenzago.

 

Il Superiore Generale fr. Athanase Emile è lieto di impegnare i Fratelli nel servizio delle vittime innocenti della guerra, ma il preventivo richiesto non giunge, le offerte scarseggiano e il Ministero si limita a vaghe promesse verbali. Si pensa allora ad un’impresa eccezionale: il volo transatlantico de “l’Angelo dei Bimbi” da Milano a Buenos Aires, avrebbe dovuto trasformarsi - nel nome dei Mutilatini di don Gnocchi - in un infinito abbraccio di bontà e di solidarietà umana tra Italiani al di qua e al di là dell’Atlantico.

 

L’ufficio coordinatore dell’iniziativa, diretto da fr. Beniamino Bonetto col sostegno di fr. Gioviniano, ha sede nel salone del Gonzaga. La Galleria di Milano si fa centro di propaganda, gestito da personale del Gonzaga col sostegno delle istituzioni dirette dai Fratelli della Scuole Cristiane. In America latina, l’Assistente Generale fr. Gioachino valorizza autorità e prestigio per suscitare comitati e centri di raccolta. I Fratelli affrontano le varie esigenze con sacrifici e fior di spese.

 

“L’Angelo dei Bimbi prende il volo da Malpensa il 9 gennaio 1949. Il mondo saluta la grande impresa, incoraggiata dal plauso benedicente del Santo Padre. A Buenos Aires le accoglienze diventano tripudio popolare. Il Capo dello Stato Argentino riceve in udienza speciale Don Carlo e i piloti Bonzi e Lualdi. Felice per l’ottimo successo, don Gnocchi prega il Comm. Bodini di esprimere ai Fratelli la sua profonda riconoscenza.

 

“Penso sempre a fr. Beniamino come a un elemento indispensabile e integrante di tutto il nostro lavoro e sono certo che la sua cooperazione così preziosa è stata veramente un dono della Provvidenza Divina” (19).

 

I fondi raccolti vanno a don Carlo che ne dispone in piena libertà senza informare i Fratelli. Di Crescenzago non se ne parla più. Fr. Gioviniano, ricoverato d’urgenza in clinica per gravi motivi di salute, esprime rammarico a fr. Beniamino.

 

“Mi pare che si sia deviato dalle premesse per cui ho spinto la Congregazione dei Fratelli a compiere onerosi sacrifici…”L’Angelo dei bimbi” doveva avere la sua realizzazione a Crescenzago. Perché non si è fatto nulla?…Perché don Carlo non si preoccupa di quello che fu il suo impegno? Non le nascondo il mio profondo dolore… La supplico di voler fare il possibile perché Crescenzago divenga un fatto compiuto.” (20)

 

La lettera, notificata a don Gnocchi, non ottiene chiarificazioni. Mistero. Due mesi dopo egli scrive a fr. Gioviniano, ma non fa parola di Crescenzago e di quanto raccolto con l’operazione “L’Angelo dei bimbi”. Nel maggio 1950 il suo collaboratore Franco Bodini scrive a fr. Edoardo Milanese per tentare una spiegazione: l’Opera si è sviluppata in modo improvviso e imprevedibile, ponendo problemi gravi e urgenti che non hanno permesso di preventivare soluzioni concordate con la Congregazione dei Fratelli… Fr.Gioviniano muore il 6 giugno. “ Pazienza. Se questa è la volontà di Dio, così sia! Te Deum laudamus!” sono le sue ultime parole. I Fratelli fanno sorgere l’ “Istituto San Giuseppe “ di Crescenzago con grande impegno e continuano a “sposare la causa” di don Carlo che, sempre riconoscendo le benemerenze di fr. Gioviniano, vicino a morire ricorda al Comm. Bodini il suo proposito.“Ti raccomando la lapide a fr. Gioviniano, altrimenti di lassù ti tirerò le orecchie!”. La lapide è collocata nella “Sede Centrale della Fondazione Pro Juventute” al Foro Italico in Roma nel novembre 1956, presente alla cerimonia la madre signora Pina ved. Negri, alla quale viene consegnata la Medaglia d’Oro alla memoria.

 

 

 

Per fissare un piano razionale di terapia, istruzione, addestramento e formazione dei motulesi, don Gnocchi si rivolge ancora all’Assistente fr. Gioachino.

 

         “Anche per gli sviluppi a venire, quando man mano l’iniziativa dei Mutilatini         sarà sempre più della Congregazione, Ella non darebbe il permesso a un Fra-       tello della Casa di  Milano di aiutarci nel lavoro?...un collaboratore che diven-         terebbe, per dirla militarmente, “l’ufficiale di collegamento” tra la Congrega-        zione e la Federazione… Fr. Beniamino sarebbe la persona più adatta.” (21)

 

Fr. Beniamino consacra giorni e giorni di studio, a contatto con alunni ed educatori. E’ invitato al “Congresso Internazionale di Ginevra” del 20-25 febbraio 1950, sull’educazione dei minorati fisici. Don Carlo lo prega di presentare un rapporto sui problemi psicologici e morali dei motulesi. La relazione inedita di don Gnocchi è tutta un’apologia dei Collegi affidati ai Fratelli. E’ l’ora di importanti decisioni. Per far fronte ai molteplici problemi, don Gnocchi avrebbe dovuto fondare due Congregazioni (maschile e femminile) di religiosi educatori-infermieri. Dopo un ritiro di otto giorni, egli convoca fr. Beniamino nel suo studio. “Io non ho le doti di  fondatore di Congregazioni. Adotterò la soluzione già in atto: le suore per le bambine e per i ragazzi chiederò al Superiore Generale di mettermi a disposizione dei Fratelli qualificati per la gestione di tutti Collegi della Fondazione”. Generosa la risposta di Fr. Athanase Emile, che assegna numerosi Fratelli all’opera di don Gnocchi e autorizza fr. Beniamino Bonetto a trascorrere il 1950-51 negli Stati Uniti, per aggiornarsi e specializzarsi in psicopedagogia differenziata. Don Carlo non risparmia incoraggiamenti.

 

         “Sono convinto che i suoi Superiori al suo ritorno pensano di destinarla quasi esclusivamente a questo nuovissimo ed appassionante apostolato, che aggiungerà un’altra gemma e non la meno bella alla corona delle opere lasal- liane…”(22)

 

Per garantire il meglio ai suoi assistiti, don Gnocchi inventa una soluzione nuova: il “Collegio convitto speciale”. Ha in progetto molti Collegi, dislocati in Italia sotto una sola autorità centrale che ne coordini programmi, attrezzature e servizi, centri residenziali per la quasi totalità dell’anno senza trascurare la permanenza in famiglia, aperti alle esperienze sociali esterne e quindi di preferenza alle scuole pubbliche che offrono la possibilità di accostare compagni di tutte le condizioni, luoghi non solo di prestazioni terapeutiche ma di maturazione naturale e soprannaturale, affettiva, intellettuale, ricreativa, occupazionale.

 

Dopo l’importante “Convegno Nazionale di pedagogia differenziata” tenuto al Collegio di Inverigo dal 25 al 31 agosto 1955, quando già sono visibili i segni del male fatale, don Carlo continua a sostenere con fermezze fr. Beniamino nel valorizzare ogni mezzo per la santa causa.

 

         “Ella veramente sta diventando il tecnico ‘nostro’ di questo attualissimo pro blema e nessuno meglio di lei ha le qualità per esserlo con piena autorità… La Congregazione ha ormai accettato l’apostolato dei Mutilatini …” (23)

 

A Natale 1955 vuole consegnare al Fratello “la Medaglia della Fondazione” in attestato di affettuoso apprezzamento. Con un filo di voce, nei fugaci incontri in clinica, mormora parole di incitamento e allo spegnersi della voce parlano gli occhi luminosi di carità, quegli occhi che aveva già destinati a due dei suoi mutilatini ciechi.

 

I Fratelli considerano un privilegio ed una grazia particolare del Signore essere assegnati ai Collegi di don Gnocchi, mettendo la loro vita a servizio dei prediletti di Dio. Don Carlo e il suo vice, Comm. Bodini, esprimono di continuo il proposito di affidare l’intera Opera alla Congregazione dei Fratelli. La decisione è esplicita nella primavera del 1950, con una lettera a fr. Gioachino.

 

         “Conoscendo i Fratelli… sarei felice di fare di quest’Opera una nuova gemma      nella corona già ricca delle opere della Congregazione lasalliana, unica forse         tra quelle che essa possiede nelle varie nazioni, opera diretta all’educazione          cristiana della gioventù sofferente ed avente per fine la pedagogia sopranna-       turale del dolore innocente: fine quanto mai lasalliano. Ormai il lavoro di di-  rezione di quest’opera ingrandita troppo rapidamente…mi ha superato  com         pletamente. Non ce la faccio più moralmente e fisicamente… Ella deve lascia-      re questa preziosa eredità alla sua Congregazione: l’apostolato in mezzo alla    gioventù sofferente. Io sono certo che, se il Fondatore fosse vissuto in questi          tempi di dolore, non avrebbe fatto diversamente.” (24)

 

La proposta di don Gnocchi è accolta dall’ Assistente e fatta oggetto di ponderata riflessione, in prospettiva di nuovi imprevedibili sviluppi dell’Opera. Sorta in origine come “Pro Infanzia Mutilata”, si era occupata prevalentemente se non esclusivamente di mutilatini. Ora si profila il grave problema dei poliomielitici, che impone un nuovo indirizzo codificato nello “Statuto della Fondazione Pro Juventute” (aprile 1952), senza informare e preparare preventivamente i Direttori dei Collegi e lo stesso fr. Gioachino. La svolta suscita perplessità e disagio, per il timore responsabile di non poter subito far fronte ai nuovi impegni.

 

Non si vede chiaro come lo Statuto, così com’è, possa garantire il passaggio dell’Opera alla Congregazione e si desidera esaminare a fondo il trattamento da riservare ai polio per assicurare ai loro Collegi un personale qualificato. Emergono poi altre perplessità legate ai rapporti da stabilire tra la Congregazione e le varie direzioni dei “Collegi Femminili” della Fondazione.

 

L’ Assistente non può aderire alla richiesta di don Carlo. I problemi ed i progetti di ampliamento sono ancora molti ( sistemazione dei polio, dei discinetici, degli spastici…) Don Gnocchi tiene moltissimo alla sua libertà e la Congregazione intende rispettarla, ma senza assumere alla cieca impegni fuori delle sue competenze o superiori alle proprie forze. Tali considerazioni, esposte cordialmente da fr. Gioachino a don Carlo, lo inducono a programmare un modus vivendi provvisorio, esposto in una lettera del 1953.

 

Il proposito di affidare la sua opera ai Fratelli rimane sincero, ma verrà prima la morte. Nell’ultimo consiglio della Fondazione presieduto da don Gnocchi, fr. Gioachino dichiara: “Dico a don Carlo che gli sono grato per l’onore fatto a me e ai miei Fratelli con la sua amicizia e gli ripeto che i Fratelli sono felici di lavorare nella Pro Juventute”. Don Carlo confida in extremis a Mons. Edoardo Gilardi, suo successore: “Penso al Fratello Assistente Gioachino, egli è buono e mi perdonerà tante cose”.

 

L’ultimo sogno di don Gnocchi: la realizzazione di un Collegio modello, il “Centro Pilota” di Milano. Acquista il terreno nella regione residenziale di S. Siro e  pone la prima pietra il 22 settembre 1955. La morte (28 febbraio 1956) gli impedisce di vedere l’opera, portata a termine dalla munifica intraprendenza del “Comitato pro Centro”.

 

Un cenno ai Collegi di don Gnocchi affidati ai Fratelli.

 

- Parma. Santa Maria ai Servi. Consegnato alla direzione generale ed alla gestione dei Fratelli il 1° luglio 1949, nelle mani di fr. Abele Morello.

 

- Pessano Brianza. Santa Maria al Castello. Inaugurato il 16 ottobre 1949 sotto la direzione di fr. Alessio Gatto, dimessosi da Provinciale per fare da papà ai Mutilatini.

 

- Torino. Santa Maria ai Colli. Inaugurato il 13 novembre 1950, a oltre un anno dall’inizio del suo funzionamento. Direttore fr. Crescenziano Quattrocchio, seguito da fr. Armando Riccardi e da fr. Bertrando Garavelli.

 

- Roma. Santa Maria della Pace. Affidato ai Fratelli della Provincia Romana. Inaugurato il 18 maggio 1950. Primo Direttore fr. Alfredo Alfieri.

 

- Salerno. Santa Maria al Mare. La gestione del Collegio, ottenuta da Don Gnocchi il 16 ottobre 1951, è affidata ai Fratelli della Provincia di Roma. Primo Direttore fr. Reginaldo De Rossi.

 

- Milano. Santa Maria Nascente. Voluto come “Centro Pilota” da don Carlo. Fratel Beniamino Bonetto è nominato Direttore quando il complesso è ancora in  costruzione.

 

- Marina di Massa. Colonia Santa Maria alla Pineta. Aperta l’11 aprile 1957, è restaurata da fr. Edesio Gambino.

 

I Fratelli assegnati ai vari Collegi si preoccupano di costituire “l’Associazione degli Ex Alunni della Fondazione” che il 15 maggio 1960 tiene la sua prima riunione a Milano, accanto alla tomba di don Gnocchi. Animata da fr. Corradino Ottone, si sviluppa grazie a contatti, raduni, rapporti epistolari, interessando giovani sparsi in tutta Italia.  Le vittime di ieri diventano sereni protagonisti della vita di oggi.

 

Il Card. Giovanni Colombo, compagno di studi di don Carlo, nel discorso commemorativo del decennio della sua morte, tenuto nel Duomo di Milano il 28 febbraio 1966, dice tra l’altro:

 

         “Nell’ambiente del Gonzaga, nelle famiglie dei suoi alunni, don Carlo trovò gli amici, gli appoggi efficaci della sua opera nascente che aveva bisogno di sostegno, di cuore e di borsa; e qui egli trovò gli Educatori ai quali affiderà l’Opera a cui Dio lo destinava. Non lo sapeva, ma erano gli “strumenti” delle  misteriose vie della Provvidenza”

 

Don Carlo e i Fratelli delle Scuole Cristiane: una “santa alleanza” di fede e di zelo, di impegni e competenze, di generosità e sacrificio a servizio della carità, fatta educazione verso la gioventù ferita dal dolore.

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Ogni uomo è colpevole

di tutto il bene che non ha fatto

                                              Voltaire



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